Elisa Giomi è commissario dell’Agcom. È stata l’unica dei cinque commissari a votare contro la sanzione decisa dall’autorità per Cloudflare. Sanzione che ha avviato un largo dibattito online. Scisso tra chi vede in quella multa una minaccia alla libertà di Internet e chi la vede come affermazione della legge sull’anarchia della rete. Giomi suggerisce un modo alternativo per guardare la questione.

Commissario Giomi, ha definito la sanzione a Cloudflare “tecnicamente e giuridicamente fragile”. Perché?

“Magari non lo è ma può sembrarlo, perché poggia su due fragilità che, insieme, rendono l’impianto contestabile”.

Ce le spiega?

“La prima riguarda il metodo. L’accertamento dell’illecito, così come emerge, è innescato da segnalazioni di parte che alimentano un processo molto rapido e in larga misura automatizzato. Ma chi controlla che il blocco abbia colpito il bersaglio giusto e che l’impatto sui servizi leciti sia minimizzato?Se la verifica pubblica è debole e il contraddittorio da parte dei soggetti colpiti è ammesso solo a blocco già avvenuto, la tutela dei diritti finisce per dipendere dalla capacità dei diretti interessati di accorgersi subito dell’interruzione e reagire in tempo utile. Viceversa, assenza di reclami non significa necessariamente assenza di problemi: magari molti non hanno saputo per tempo del blocco o non hanno potuto contestare. Nel caso di Cloudflare, poi, l’ordine di Agcom colpisce siti in cui sono rimasti contenuti sportivi non più live. Non vi era dunque la necessità di adottare un sistema di blocco ‘di urgenza’, con tutto ciò che può conseguirne in termini di errori dovuti alla rapidità dell’intervento e oneri eccessivi per ISP (Internet service provider, ndr) e intermediari”.