Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 14:36

“Galeotto, per così dire, è stato il Covid. Quando è scoppiato, infatti, la Fondazione Magis ha subito rafforzato il suo impegno in Ciad, terzultimo Paese al mondo rispetto all’indice di sviluppo umano. Sia perché in Ciad c’è Le Bon Samaritain, complesso universitario ospedaliero gestito dai gesuiti. E sia perché le previsioni dell’Oms erano catastrofiche sia per quel Paese che per l’Africa in generale. Così a settembre 2020 sono arrivata in Ciad e abbiamo iniziato con l’installazione di un laboratorio di biologia molecolare e ora sono qui da più di cinque anni”. Sabrina Atturo, cooperante internazionale, lavora da oltre quindici anni per la Fondazione Magis che, oltre a progetti sanitari, come quello in Ciad, gestisce progetti agricoli e formativi.

Nel laboratorio di biologia molecolare, realizzato grazie al finanziamento da parte dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e al co-finanziamento dei donatori privati, la Fondazione ha organizzato i primi test Covid e ha realizzato uno studio di sieroprevalenza nazionale, unico in Ciad, che ha dimostrato come il virus sia circolato molto ma i cittadini ciadiani fossero più resistenti, “Questo ha evitato la catastrofe: le ragioni non sono chiarissime, gli studi continuano”, spiega la cooperante.