La annunciata, dal presidente Trump, “guerra allo Champagne” e ai vini francesi con possibili dazi fino al 200% per effetto dell’invio da parte di Parigi di un contingente di militari in Groenlandia non fa affatto gioire i produttori di spumante italiano. Comportamenti e decisioni così estemporanee, ora colpiscono i competitor francesi ma in un attimo possono coinvolgere anche l’Italia.
E’ questa la sostanza del ragionamento dei produttori italiani che proprio non riescono a rallegrarsi per l’improvvisa tempesta esplosa in un flute di Champagne o in un calice di Bordeaux. L’ennesima minaccia di Trump è risuonata subito dopo il rifiuto del presidente francese Macron ad aderire al Board di pace su Gaza, rifiuto che aveva seguito l’invio di soldati in Groenlandia decisione quest’ultima che aveva prodotto la minaccia di dazio aggiuntivo del 10% (per un’aliquota totale del 25%) per tutti i paesi che avevano inviato soldati e poi rincarata con la minaccia specifica ai danni della Francia. La nuova ondata di ritorsioni tariffarie Usa ha già prodotto pesanti perdite nelle borse europee con un forte calo di titoli coinvolti come il polo del lusso francese Lvmh detentore di marchi come Moët & Chandon, Krug, Veuve Clicquot.










