Valentino Garavani, scomparso lunedì 19, non lascia discendenti diretti — né figli né un coniuge — e la gestione del suo ingente patrimonio apre adesso scenari complessi, tra famigliari (sorella e nipote), Giammarco Giammarco, ex socio a lui legato da tempo, trust familiari, collaboratori storici e istituzioni dedicate alla conservazione del suo lascito culturale e finanziario. Farà fede sicuramente il testamento che sarebbe depositato presso uno studio notarile di Roma.
Nel corso della sua carriera, Valentino avrebbe accumulato una ricchezza di circa 2 miliardi di dollari, comprendente un ampio portafoglio immobiliare — con ville di prestigio sull'Appia Antica Roma, uno château vicino a Parigi, residenze a Londra, un chalet in Svizzera e un attico a Manhattan, detenuto tramite veicoli esteri — una collezione d’arte privata di valore eccezionale e poi due società - una mobiliare l’altra armatoriale - captive, cioè funzionali a se stesso.
In assenza di eredi, la distribuzione del patrimonio personale di Garavani sembra seguire un tracciato più affettivo che genealogico. Al centro di questa rete figura Giammetti, storico socio di vita e di lavoro. Giammetti, che con Valentino condivideva molti interessi e una collaborazione plurisecolare alla guida della maison, è considerato il naturale custode dell’eredità intellettuale e patrimoniale del designer.













