Il Vicedirettore di Repubblica Emanuele Farneti ricorda Valentino Garavani

di Emanuele Farneti

Che tu possa vivere cent’anni! Così Jacqueline Kennedy Onassis, dedicandogli un brindisi nel 1966. C’è andato davvero vicino, Valentino Garavani, scomparso ieri a 93 anni nella sua casa di Roma. Non disegnava abiti da molto tempo, da quando nel 2007 aveva scelto di fare un passo indietro cedendo anche la direzione creativa dell’azienda che non era già più sua dal 1998. Eppure, nell’immaginario collettivo, è rimasto a suo modo un simbolo, grazie anche a quel docufilm, Valentino: L’ultimo imperatore, che è un compendio del fascino, e certo degli eccessi, di un’industria e di tutta un’epoca.

Si capisce che erano altri tempi. Il nome, omaggio a Rodolfo Valentino. Elizabeth Taylor in via Condotti. L’incontro con Giancarlo Giammetti, suo compagno di vita e di lavoro, in un bar di via Veneto. La festa per i suoi 50 anni allo Studio 54 di New York. Quella durata tre giorni a Roma per i 45 anni del marchio, cena nel Tempio di Venere, il Colosseo tinto di rosso, la mostra all’Ara Pacis, il ballo per 950 invitati a Villa Borghese. I palazzi a Roma, lo chalet di Gstaad, le case di Londra, New York, Capri, lo Château de Wideville in Francia, il panfilo di 152 piedi, la clamorosa raccolta di opere d’arte, il ritratto di Andy Warhol. Hollywood, per generazioni. E i carlini e i fenicotteri a casa (si racconta che sua madre Teresa, che l’ha sempre accudito, una volta fece con le sue stesse mani l’autopsia a un pulcino forse avvelenato). Soprattutto le clienti: Maxima d’Olanda, Chantal di Grecia, Sofia di Spagna, Babe Paley e Marella Agnelli, Jacqueline de Ribes. E più di ogni altra Jackie Kennedy, quell’incontro che gli avrebbe cambiato la vita, prima ai margini di un funerale a New York, poi con l’abito indossato per sposare Aristotele Onassis a Skorpios. Non a caso avrebbe un giorno detto di sé, senza peccare di modestia: sono la Rolls Royce della moda.