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Trump ha invitato oltre 60 Paesi. Netanyahu non vuole Qatar e Turchia, ma gli Usa gli lasceranno l'ultima parola

Anche tutta quella massa di Paesi nel Gaza Executive Board, la pletora di organismi che lo sovrintendono e lo sottintendono, grande fiducia nel futuro e nel proprio prossimo. Trump li presenta al mondo. La vicenda somiglia un po' all'annuncio di Witkoff che 800 condannati a morte iraniani sarebbero stati salvati in onore di Trump: poi, la decisione è stata sbeffeggiata dal regime. Uno scorpione non può altro che pungere, e adesso si contano di nuovo gli F35 (48, nel frattempo) dislocati da Trump in Giordania, la Lincoln si avvicina. La logica dice che l'attacco prima o poi ci sarà. Tornando a Gaza e alla speranza, si organizzano le strutture faraoniche per ricostruire, speriamo presto e bene, la Striscia distrutta.

L'annuncio del nuovo Executive Board è variegato e multiplo, avrà un seggio permamente (oltre tre anni) chi dona più di 1 miliardo di dollari; fra i suoi molti membri appaiono anche la Turchia e il Qatar, nemici di Israele. Gli siederebbero sul confine. Vengono a galla anche il Pakistan e la Russia di Putin. Una volta sentito l'annuncio dei primi due nomi, Netanyahu ha dichiarato che "la scelta non è stata coordinata con Israele e ne contraddice la politica". Il perché è chiaro: il Qatar è il maggiore sostenitore sia mediatico, con al Jazeera, sia soprattutto, con tanti dollari, di Hamas, oltre all'ospite fisso della leadership terrorista che ha sempre dichiarato suo scopo fondamentale la distruzione del popolo ebraico; e la Turchia è la casa madre di tutta la distruttiva, terroristica Fratellanza Musulmana. Erdogan trama da decenni contro Israele.