La corsa dell’oro prosegue sopra i 4.600 dollari l’oncia e, secondo le stime del mercato, potrebbe continuare fin sopra a 5.000 nei prossimi anni. È una buona notizia per chi conta sul metallo prezioso non solo per investire, ma anche per finanziarsi. Lo testimonia il ritorno tra le vie delle città e dei paesi di numerose attività di Compro oro. Però c’è un bel divario tra il prezzo di Borsa del metallo giallo e il valore pagato quando portiamo oggetti di oro a chi li ritira, come i Compro Oro o i Banchi dei pegni. Anche perché non è detto che si tratti di oro dello stesso tipo.

La fioritura dei Compro oro

I Compro oro erano nati come funghi nel 2011-12, nel periodo segnato dalla crisi dei debiti sovrani che colpì i titoli di Stato - uno degli investimenti fino ad allora ritenuti più sicuri - e che mise a dura prova i risparmiatori segnati dal rallentamento economico. L’oro, in quel contesto, tornò un bene rifugio e arrivò a 1.800 dollari l’oncia, dopo un rialzo partito da 700 dollari durante la crisi finanziaria del 2008.

Tuttavia, il ricorso ai Compro oro per monetizzare velocemente monili o monete si traduce in un prezzo di vendita molto al di sotto della quotazione dell’oro scambiato in Borsa e va, secondo un’indagine sul campo di Plus24, da circa 72 a 80 euro al grammo, contro una quotazione attuale dell’oro in Borsa a poco meno di 130 euro al grammo. Per chi affida i propri preziosi ai Banchi dei pegni il prezzo di vendita è ancora inferiore, intorno ai 57 euro al grammo.