L'accordo che ha sancito la fine degli scontri tra l'esercito siriano fedele al governo di Damasco e le milizie separatiste curde Fds è destinato a essere cruciale per il futuro della Siria e per il destino della minoranza curda del Paese, che costituisce circa il 10% della popolazione. L'intesa ha avuto il via libera dell'inviato Usa per il Medio Oriente Tom Barracks, definita “una pietra miliare della nuova Siria”. L'annuncio della fine delle ostilità è stato dato direttamente dal presidente siriano ad interim Ahmed Al Sharaa, che incontrerà oggi il leader curdo di Fds, Mazloum Abdi. Tra i 14 punti dell'intesa il passaggio immediato sotto il controllo di Damasco delle città di Deir e-Zor e Raqqa e un processo di integrazione nell'apparato statale di Hasakah e Kobane, centri a maggioranza curda. Hasakah sarà affidata a un governatore in via temporanea, ma la sicurezza dell'area rimane nelle mani dei curdi che però agiranno per conto del governo siriano, mentre a Kobane i residenti curdi organizzeranno la sicurezza e un corpo di polizia locale sotto la supervisione di Damasco. A Raqqa le forze armate siriane hanno preso servizio già oggi, come confermato dal ministero degli Interni; a Deir e-Zor il controllo è ora nelle mani dei clan arabi locali alleati di Al Sharaa.