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In quest'ultimo Buen camino, il padre Checco se la deve vedere con la madre di sua figlia, che è moglie separata, femminista, con un compagno palestinese di sinistra e regista teatrale
Un intelligente, delicato, ironico film che riscatta la figura del padre, è Buen camino di Checco Zalone. Sento e leggo che negli altri suoi film si rideva di più, perché le battute politicamente scorrette erano più immediate e originali. Poco importa, e sarebbe un altro discorso da fare, perché Checco tra un sorriso e un'imprecazione continua con sottile efficacia a sottolineare l'importanza del padre nella nostra vita quotidiana, a ricostruire sempre di nuovo il rispetto stesso dell'immagine paterna. In precedenza, nel film Sole a catinelle, Nicolò, figlio di dieci anni, in un rapporto freddo e diffidente verso il padre con cui è costretto a passare le vacanze, giorno dopo giorno incomincia a stimarlo, poi ammirarlo per il modo unico, stravagante, originale con cui risolvere i loro problemi, sempre con la gioia sul viso, sempre fiducioso, mai vinto anche quando il successo appare una chimera. E la canzone Superpapà, che celebra "un supereroe che batte tutti quanti gli altri anche se non ha le ali, non ha missili, non ha nemmeno un razzo", intona la grande alleanza di padre figlio, invincibili quando uniti.






