Un pensionato spazza le foglie secche nel cortile di casa, mentre un F18 della Marina militare americana sfreccia in cielo, proprio sopra la sua testa. Il pensionato alza lo sguardo, osserva, sorride. Ha 67 anni quest’uomo e magari il corpo è un po’ appesantito ma il cuore che batte è sempre quello di un Top Gun. «Nonostante tutto vorrei essere ancora lassù», dice sincero Gianmarco Bellini, l’ex pilota di Tornado che insieme al navigatore Maurizio Cocciolone venne abbattuto durante l’operazione Desert Storm sull’Iraq di Saddam Hussein. Era la notte tra il 17 e il 18 gennaio 1991, sono trascorsi 35 anni. Bellini, nato a Montagnana e cresciuto a Pressana nella bassa veronese, oggi vive a Virginia Beach, negli Stati Uniti. Ha una moglie, due figli, un ristorante e una casa con giardino e piscina.

Bellini, lei che la guerra l’ha fatta per davvero, come le sembra il clima generale nel mondo oggi?

«È tutto molto preoccupante. Soprattutto è difficile intravedere una soluzione. Una volta il pensiero di un’ecatombe mondiale serviva da freno, oggi non più».

L’uomo non impara mai.

«Mai. Siamo incapaci di imparare dai nostri errori. Una guerra può scoppiare senza motivi e durare anni, con milioni di morti, senza che nessuno batta ciglio. I freni, appunto, non ci sono più e questo permette ai bulli delle varie nazioni di fare cose impensabili».