Era finita 1300 a 1298. Tra il sindaco uscente di Lesina, Primiano Di Mauro, e la sua vice, Alessandra Matarante, la distanza di voti per ottenere la fascia tricolore era troppo esigua, alle elezioni del 25 e 26 maggio. E così la sfidante è ricorsa al Tar, che le ha dato ragione: le consultazioni non sono valide, tutto da rifare.
All’indomani del voto Matarante, professoressa di Logistica all’istituto nautico di Manfredonia, aveva subito messo in discussione l’esito. Ed era stata accusata di non aver voluto accettare la sconfitta, le avevano dato della “perfettina”. Ora i giudici del tribunale amministrativo hanno sancito che ci aveva visto bene: “Provo una grande emozione, mi potete capire. Un moto di giustizia: è questo che sentiamo”.
Decisivo è stata la rivalutazione di tredici schede di elettori che hanno votato con il voto assistito. Persone con disabilità che sono state prelevate da casa e accompagnate al seggio da sostenitori che hanno votato per loro. Una pratica molto diffusa nei Comuni piccoli, soprattutto quando ci si sfida per un pugno di preferenze, come nel caso di Lesina.
Ma per consentire il voto assistito è necessario un certificato medico. E non tutti lo avevano. In altri casi la documentazione sarebbe stata ritenuta irregolare. “Le motivazioni non le conosciamo, capiremo meglio quando saranno depositate”, commenta Matarante, che naturalmente si appresta a partecipare alle nuove elezioni, se saranno convocate, come si presume.







