Un piccolo screzio con un distributore automatico è costato il posto di lavoro a un dipendente di un'azienda nel bresciano, licenziato per essersi appropriato del resto che il macchinario non gli aveva rilasciato il giorno prima. Oggi è arrivata la sentenza del Tribunale di Brescia che ha condannato i datori di lavoro, giudicando il provvedimento «del tutto sproporzionato».
Nel giugno del 2024, durante una pausa dal lavoro, l'uomo non riuscì a recuperare 1,60€ dal distributore, dopo l'acquisto di un caffé. Il giorno successivo, dopo aver recuperato la somma grazie all'ausilio di un tecnico, si generò un litigio con un collega che infastidito, segnalò l'accaduto al responsabile del personale. Due settimane dopo arrivò il provvedimento che spiazzò il dipendente: licenziamento per giusta causa, dovuto all'appropriazione indebita del denaro e anche presunte minacce a un collega.
Le accuse sono state definite esagerate dal giudice del lavoro di Brescia Natalia Pala, che ha contestato le minacce, giudicandole troppo superficiali; questa decisione è arrivata anche grazie a un testimone, che ha riferito che il tono del dipendente non era stato minaccioso.
Per quanto riguarda l'appropiazione del denaro, il Tribunale ha stabilito che quella somma non poteva costituire un danno per l'azienda, deliberando quindi una condanna per la società, che dovrà corrispondere al lavoratore un'indennità pari a 18 mensilità.







