Sono già tre i clochard morti a Milano dall'inizio dell'anno.
Complice anche l'abbassamento delle temperature degli ultimi giorni, non si ferma la strage silenziosa di persone che non hanno un luogo dove dormire e che i servizi del Comune non riescono a intercettare. Ha circa 40 anni l'uomo trovato morto questa mattina, probabilmente a causa del freddo, sotto un cavalcavia di via Padova. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia di Stato oltre agli operatori del 118 ma non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso. Il 9 gennaio era stata segnalata da alcuni passanti la presenza di un clochard senza sensi nei pressi della stazione ferroviaria di Cadorna.
I soccorritori e i carabinieri non avevano potuto fare altro che constatarne il decesso e il pm di turno non ha ritenuto necessaria l'autopsia. La mattina del 5 gennaio un italiano di 34 anni era stato soccorso in via Impastato, al confine tra Milano e San Donato Milanese ma, qualche ora dopo, i medici hanno comunicato la sua morte per ipotermia. Il Comune di Milano dal 17 novembre ha attivato il Piano freddo e sono 550 le persone presenti nelle 11 strutture allestite per i senza tetto: l'86% sono uomini e il 14% donne, nella maggior parte dei casi persone straniere in attesa di accedere ai Cas o anche in attesa dell'appuntamento per fare la domanda di asilo. Le strutture si aggiungono ai circa mille posti letto che la città mette a disposizione tutto l'anno. "I numeri di accoglienza che abbiamo raggiunto - ha detto l'assessore comunale al Welfare Lamberto Bertolé - sono significativi. Il Piano Freddo, lo testimoniano purtroppo i fatti di cronaca di questi giorni, è un servizio fondamentalmente per salvare vite umane". "I numeri a disposizione nei dormitori con il piano freddo potrebbero anche dirsi sufficienti ma non considerano chi ha problemi di dipendenza o di salute mentale per i quali un alloggio collettivo non è adatto e rimangono in strada" spiega Alessandro Pezzoni, responsabile area grave emarginazione di Caritas Ambrosiana.









