Le incredibili parole del cugino dell’uomo pugnalato per legittima difesa fanno capire come per questa gente il crimine sia diventato la normalità. Intanto il giornale dei vescovi attacca il governo che cerca di rimediare.
«Era un tipo normale, come tutti, era lì per lavorare come fanno tutti». Ovvio. Tutti scassiniamo le porte delle villette e freghiamo l’argenteria mentre i proprietari sono fuori casa. Tutti, una volta beccati mentre stiamo svaligiando l’appartamento, invece di alzare le mani, arrendersi o scappare, reagiamo aggredendo a pugni in faccia chi ci ha sorpresi. Tutti poi abbiamo una fedina penale lunga un metro e ce ne andiamo a spasso con complici che ci scaricano in strada, lasciandoci davanti al pronto soccorso prima di darsela a gambe levate. Sì, Adamo Massa, il rom ucciso durante un tentativo di furto a Lonate Pozzolo, era proprio un tipo normale, che faceva quello che fanno tutti. «Rubare era il suo lavoro», ha spiegato il cugino.
Come se non bastassero le liste di attesa, ci sono anche le truffe sulle liste di attesa. Di che si tratta? In molte Asl si fissano esami, che sono molto urgenti, a distanza di mesi o anni, ma sulla prenotazione, per pararsi le terga, si scrive che il paziente ha rifiutato una data precedente. Ebbene, con questo escamotage i manager incassano i premi ma il paziente, in realtà, quella proposta non l’ha mai ricevuta. È qui che i manager incassano perché in questo modo si aggira la legge da una parte e dall’altra si taroccano le statistiche. In altri termini funziona così: «Io ti avevo proposto una data precedente ma, avendola tu rifiutata, ho dovuto dartene una molto più lontana».









