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Ultimo aggiornamento: 13:32

“Io benedico questo polverone, anche le critiche. Sono felicissimo: senza di esse nessuno avrebbe saputo della campana”. Così il vescovo di Sanremo, Antonio Suetta, ha battezzato le polemiche scaturite dalla sua decisione di far suonare ogni sera la campana della torre della Curia, sulla quale ha fatto incidere il proprio nome, per ricordare i bambini “non nati”, ovvero gli aborti volontari e spontanei.

È l’ennesima iniziativa volta a far risuonare quotidianamente nell’aria note di misoginia – come se non ce ne fosse abbastanza – e a stigmatizzare le donne che abortiscono e anche quelle che hanno avuto aborti spontanei. Donne che disertano e donne che falliscono la loro missione di dare al mondo figli. La rabbia reazionaria si fa sentire con i cimiteri dei feti, i “giardini degli angeli”, le marce della Militia Christi con embrioni di plastica su croci, al grido di “donne assassine” e i manifesti di Pro Vita & Famiglia.

Alla fine di dicembre a Roma, una campagna di Pro Vita ha promosso dei manifesti con lo slogan “Ogni Natale comincia dal grembo materno” che accompagnava l’immagine di un’ecografia con un’aureola. Come a suggerire che, se Maria avesse abortito, non sarebbe nato Cristo. Nei giorni in cui le sacre ecografie venivano affisse sui muri di Roma, il vescovo di Conversano ammoniva le femministe a farsi libere come Maria: ‘veramente libera perché sa obbedire’. Marcela Lagarde, antropologa messicana, spiegò molto bene il prezzo in odio e violenza che le donne pagano quando disobbediscono e si chiama femminicidio. La reazione patriarcale alla richiesta e pretesa di libertà delle donne comprende ogni forma di discriminazione e violenza.