L’affondo è diretto e arriva dal palcoscenico più solenne. Le relazioni con l’Italia e con gran parte dell’Europa «hanno radici storiche profonde», ma oggi «lasciano molto a desiderare». Vladimir Putin sceglie la cerimonia di presentazione delle credenziali di 34 nuovi ambasciatori al Cremlino per certificare che i rapporti sono ai minimi. Davanti alle feluche straniere, tra cui il nuovo ambasciatore italiano Stefano Beltrame, lo Zar sottolinea che i legami con i Paesi rappresentati - Italia, Francia, Austria, Svizzera, Repubblica Ceca, Portogallo, Norvegia e Svezia - sono stati «ricchi di esempi e di partnership reciprocamente vantaggiose e di cooperazione culturale arricchente».

Ma il confronto con il presente è impietoso: «Lo stato attuale delle relazioni bilaterali lascia molto a desiderare». Insiste il leader russo che «il dialogo, senza alcuna colpa da parte nostra, voglio rimarcarlo, è stato ridotto al minimo», e che «la cooperazione su questioni internazionali e regionali chiave è stata congelata». Non è una chiusura definitiva, piuttosto un avvertimento che lascia intravedere uno spiraglio. Mosca, dice Putin, «è pronta a ripristinare il livello di relazioni di cui abbiamo bisogno», a patto di tornare a «una comunicazione normale e costruttiva», fondata sul «rispetto degli interessi nazionali» e sulla «considerazione delle legittime preoccupazioni di sicurezza». È la cornice entro cui il Cremlino inquadra anche la guerra in Ucraina. La Russia, ribadisce, aspira a «una pace duratura e sostenibile che garantisca in modo affidabile la sicurezza di tutti», ma «non tutti, compresi Kiev e le capitali che la sostengono, sono pronti a questo». Finché quella consapevolezza non maturerà, ammonisce ancora Putin, «la Russia continuerà a perseguire costantemente gli obiettivi che si è prefissata». È una formula che il Cremlino ripete dal 2022.