Una corsa notturna in Uber Black, una richiesta di fermarsi rimasta inascoltata e una lite degenerata fino all’intervento della polizia. È questa la ricostruzione che emerge dalle dichiarazioni delle forze dell’ordine sul caso che ha portato all’arresto di Kiefer Sutherland a Los Angeles, con l’accusa di minacce criminali nei confronti di un autista di ride-sharing.

Secondo quanto riportato da TMZ, l’attore canadese avrebbe raccontato agli agenti di essere stato a cena con un amico domenica sera. A tarda notte avrebbe chiamato un Uber Black per rientrare a casa. Durante il tragitto, per motivi non chiariti, Sutherland avrebbe chiesto all’autista di accostare e farlo scendere dal veicolo. Stando alla versione fornita alla polizia, l’autista si sarebbe rifiutato di fermarsi. L’attore avrebbe ripetuto la richiesta almeno altre due volte, senza ottenere risposta. A quel punto, secondo quanto riferito dal conducente, la situazione sarebbe precipitata: Sutherland lo avrebbe minacciato di morte se non si fosse fermato. L’autista ha quindi chiamato il 911, sostenendo che l’attore lo avrebbe anche aggredito fisicamente con le mani. All’arrivo degli agenti, sarebbe emersa una possibile barriera linguistica: il conducente, che parlava russo o armeno, avrebbe chiesto l’assistenza di un interprete, prontamente contattato dalla polizia di Los Angeles.