L’avrete già sentita cento volte in tv la storiella dei signori del NO: «I magistrati non c’entrano niente con il problema della sicurezza». Ah sì? Delle due l’una: o sono troppo furbi quelli che sostengono questa tesi, oppure pensano che i fessi siamo noi cittadini. Ipotesi 1: tu fai una bella denuncia, ma il pubblico ministero non fa nulla, la lascia sul tavolo come un foglio per appoggiarci le matite. Ipotesi 2: tu porti un clandestino in un centro di detenzione, ma c’è subito un giudice che lo rimette fuori. Ipotesi 3: il governo organizza i centri in Albania, e parte una raffica giudiziaria di interventi per azzoppare il progetto. Ipotesi 4: un poliziotto arresta un delinquente ma quello viene istantaneamente rimesso fuori. Si dice: attenderà il processo a piede libero. E, per carità, sarebbe sacrosanto: peccato che questo sia il Paese dell’abuso della custodia cautelare (per i comuni mortali di passaporto italiano, non immigrati né clandestini). Ipotesi 5: c’è pure una condanna, ma – per una ragione o per l’altra – dopo poco tempo il tipo sta di nuovo a spasso. E si contano casi di recidiva (cioè di ripetizione dello stesso reato) fino a nove volte. Ipotesi 6: prefetti e questori adottano provvedimenti amministrativi, ma privi della forza di una sentenza penale, insomma non possono mettere in galera nessuno.
Capezzone: com'era la storia «i magistrati non c'entrano col problema sicurezza»?
L’avrete già sentita cento volte in tv la storiella dei signori del NO: «I magistrati non c’entrano niente con il problema de...







