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La soluzione innovativa introdotta dalla Valdiceppo, squadra di basket di Perugia: se papà e mamma ricoprono di offese i direttori di gara, a pagare saranno i ragazzi. Il dirigente: “Tuteliamo i nostri valori”

Nel libro di Ezechiele, ma pure nel Deuteronomio, è scritto un principio diventato universalmente accettato: le colpe dei padri non devono ricadere sui figli. Ed è vero. Ma quando si è impossibilitati ad agire contro i genitori, per arginare uno dei cancri dello sport giovanile odierno, allora forse a volte è necessario derogare anche a certi sacrosanti concetti biblici.

Avete presente tutte quelle volte in cui sui giornali si leggono storie di papà o mamme che ricoprono di insulti un giovane arbitro durante una partita di ultimissima categoria Under 15? Oppure di quel direttore di gara costretto a uscire tra le lacrime? O di quell'atleta di 19 anni chiamata “scimmia” da una mamma in tribuna? O della rissa a Livorno durante una partita di minibasket? Ecco. Qualche giorno fa, a Perugia, è successo qualcosa di simile e la società coinvolta, la Valdiceppo Basket, invece di accampare scuse ha deciso di reagire. Come? Sospendendo dalle attività i ragazzi qualora i loro genitori si dimostrino antisportivi sugli spalti.