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Non si parla di soldi in senso stretto o di altri preziosi. Ma di like, di visualizzazioni e di follower, la materia prima più cara agli imprenditori della creator economy

La sentenza di assoluzione pronunciata nel pomeriggio dalla terza sezione penale del Tribunale di Milano a favore di Chiara Ferragni, imputata nel processo Pandorogate, forse le restituisce una fetta di serenità perduta negli ultimi due anni, ma non potrà mai più portarle indietro quel bottino che ogni influencer custodisce gelosamente nei propri forzieri.

Qui, ovviamente, non si parla di soldi in senso stretto o di altri preziosi. Ma di like, di visualizzazioni e di follower: la materia prima più cara agli imprenditori della creator economy, quella che gli consente di vendere al miglior offerente i loro servizi e prestazioni. In due anni, dal 14 dicembre 2023 da quando è esploso lo scandalo della beneficenza, l’account Instagram della Ferragni ha perso complessivamente oltre 1,6 milioni di follower, una perdita secca che ha fatto scendere la platea dei follower che seguono l’account da circa 30 milioni a poco più di 28. Un dato che evidenzia anche un secondo aspetto per nulla marginale e che riguarda l’erosione della fiducia percepita e della credibilità degli utenti nei confronti dell’imprenditrice. Ma, scorrendo i dati degli account social negli ultimi 24 mesi, c’è un crollo molto più consistente che riguarda l’account Instagram ed è quello delle interazioni totali.