Milano – Il 14 gennaio, l'influencer e imprenditrice Chiara Ferragni è stata prosciolta dal giudice della terza sezione penale di Milano, Ilio Mannucci Pacini, per improcedibilità in quanto non è stato riconosciuto il reato per truffa aggravata contestata dai pubblici ministeri nel processo noto alla stampa come Pandoro-gate e celebrato con rito abbreviato. Derubricato a truffa semplice, il capo d'accusa passa quindi da reato a querela di parte, che però è decaduta dopo il pagamento dei risarcimenti e il conseguente ritiro della querela da parte del Codacons."Siamo tutti commossi, ringrazio tutti, i miei avvocati e i miei follower", ha detto Chiara Ferragni dopo la sentenza di proscioglimento, tra le telecamere e gli smartphone di cronisti e fotografi, appena fuori dall'aula. Nel processo erano coinvolti anche il suo ex braccio destro Fabio Maria Damato, e il presidente di Cerealitalia Francesco Cannillo. Per Ferragni e Damato era stata fatta una richiesta di condanna di un anno e otto mesi, mentre per Cannillo di un anno.La vicenda giudiziariaIl procedimento nasceva dalle indagini avviate dalla procura di Milano su alcune campagne commerciali a sfondo solidale promosse da Chiara Ferragni, nota imprenditrice e influencer italiana proprietaria della holding finanziaria Sisterhood Srl, che a sua volta possiede la società TBS Crew Srl e ha quote nella società Fenice Srl.Il caso era esploso pubblicamente proprio nel dicembre 2023, dopo le sanzioni dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, e si era poi tradotto in un'inchiesta penale che aveva portato al rinvio a giudizio per truffa aggravata.Secondo l'impianto accusatorio, la comunicazione delle iniziative aveva indotto i consumatori a credere che una parte del ricavato delle vendite dei prodotti fosse destinata direttamente alla beneficenza, mentre le donazioni sarebbero state in realtà già determinate a monte, indipendentemente, quindi, dall'andamento delle vendite. Un meccanismo che, per l'accusa, aveva generato a Ferragni, al suo ex braccio destro Fabio Maria Damato e al presidente di Cerealitalia Francesco Cannillo, tutti imputati, un ingiusto profitto complessivo superiore ai 2,2 milioni di euro.Il pandoro, le uova di Pasqua e le campagne solidaliIl cuore della vicenda riguardava due operazioni commerciali. Una era quella del pandoro Pink Christmas, realizzato con Balocco e lanciato nel Natale 2022, legato una donazione all'ospedale Regina Margherita di Torino. L'altra riguardava le uova di Pasqua prodotte in collaborazione con Dolci Preziosi tra il 2021 e il 2022 e associate al progetto “Sosteniamo i bambini delle fate”.In entrambi i casi, secondo la procura, il messaggio pubblicitario aveva creato un collegamento diretto tra l'acquisto del prodotto e il sostegno alle cause benefiche, senza chiarire in modo sufficiente che le donazioni non dipendevano dal numero di pezzi venduti. Una ricostruzione sempre respinta dalla difesa, che aveva sottolineato come le donazioni fossero state effettivamente realizzate e come, complessivamente, fossero stati devoluti in beneficienza circa 3,4 milioni di euro.Il processo e le parti civiliIl processo si era aperto il 23 settembre 2025 davanti al Tribunale di Milano. Fin dalle prime udienze si era discusso delle modalità del procedimento e delle richieste di costituzione di parte civile avanzate da associazioni di consumatori e da un privato cittadino.Ferragni aveva scelto di essere giudicata con rito abbreviato, rinunciando quindi al dibattimento e chiedendo una decisione basata sugli atti già raccolti nelle indagini preliminari, senza aggiungere quindi nuove testimonianze o esami in aula, una strada che consente di accelerare i tempi del processo e che, in caso di condanna, le avrebbe consentito di ottenere una riduzione di un terzo della pena.Nel corso del procedimento, alcune associazioni avevano poi ritirato la propria richiesta di costituirsi parte civile dopo accordi extragiudiziali. Alla fine del processo è rimasta in aula soltanto l'associazione La Casa del Consumatore.Un caso simbolico per il mondo degli influencerAl di là dell'esito giudiziario, il Pandoro-gate è diventato un caso emblematico per il mondo della comunicazione digitale e dell'influencer marketing. La vicenda ha acceso un dibattito sulla trasparenza delle iniziative solidali legate alle operazioni commerciali, sul confine tra beneficenza e promozione e sulla responsabilità di chi comunica a un pubblico di milioni di persone.Un dibattito che si inserisce in un contesto normativo in evoluzione. Negli ultimi anni, infatti, l'Agcom ha introdotto nuove regole per gli influencer con un grande seguito, equiparandoli, di fatto, per obblighi e responsabilità, agli operatori tradizionali dell'informazione e dell'audiovisivo. I creator con un seguito ampio sono quindi oggi tenuti a rispettare criteri stringenti di trasparenza pubblicitaria, correttezza delle comunicazioni commerciali e tutela dei consumatori, con l'obbligo di iscrizione a un apposito albo e il rischio di sanzioni in caso di violazioni.In questo senso, il processo a Chiara Ferragni ha rappresentato uno spartiacque non solo giudiziario. ma anche culturale, contribuendo a ridefinire il ruolo pubblico degli influencer e il livello di responsabilità richiesto a chi trasforma la propria visibilità in un'attività imprenditoriale strutturata.ERRATA CORRIGE: nella prima versione di questo articolo è stato usato il termine “assolta” invece di “prosciolta”
Pandoro-gate, Chiara Ferragni prosciolta perché non è stato riconosciuto il reato di truffa aggravata
Chiara Ferragni è stata prosciolta per improcedibilità in quanto non è stata riconosciuta l'aggravante contestata dai pubblici ministeri nel processo Pandoro-gate: “Siamo tutti commossi, ringrazio tutti, i miei avvocati e i miei follower”










