“L’unica foto che non riuscirò mai a vedere è la mia da morto”. Oliviero Toscani. Chi mi ama mi segua – in esclusiva su Sky Arte il 13 gennaio alle 21 – si conclude con una risata di Toscani stesso che seppellirà il mondo. E un omaggio all’immensità creativa di un unicum mondiale, morto un anno fa a Cecina a 83 anni, non poteva che ripercorrere ed esaltare uno spirito così irriverente, unendo supersonicamente i puntini, clack dopo clack delle diapositive che scorrono, rulli di negativi che esondano, di una vita irrefrenabile, inesausta (“non mi sono mai annoiato, non sopporto chi mi dice di essere stanco”) a scattare foto che cambieranno letteralmente il mondo. La prima è già malizia e magnetismo di un 14enne che seguendo il padre, fotoreporter del Corriere spedito a Predappio nell’agosto del 1957 per immortalare la tumulazione di Mussolini, scorge tra la folla una donnina minuta vestita di nero mezza nascosta tra marcantoni, donna Rachele. Dal realismo beffardo alla metaforico/simbolico spinto il passo è breve.
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©oliviero_toscani_Jones








