ROMA - «Armanda, hai visto? Finalmente ce l'abbiamo fatta...». La telefonata di Giorgia Meloni a mamma e papà Trentini, la voce rotta dalla commozione, arriva attorno alle 4.30 del mattino di lunedì, dopo una notte insonne. Anche a casa Trentini, in una stradina del Lido di Venezia, la luce è rimasta sempre accesa quando fuori era buio, come viva è rimasta la speranza di riabbracciare Alberto in questi 423 giorni di prigionia. Accadrà questa mattina all'aeroporto di Ciampino, dove per l'occasione ci sarà anche la premier, al fianco di Armanda e di papà Ezio, arrivati già ieri a Roma.

L'accelerazione decisiva è stata impressa nelle 24 ore antecedenti al rilascio del cooperante italiano e di Mario Burlò, l'imprenditore torinese liberato dopo 14 mesi nel carcere Rodeo 1 dove era stato recluso qualche giorno dopo Trentini, due destini incrociati nello stesso penitenziario di massima sicurezza alle porte di Caracas. Da venerdì scorso ogni momento era considerato buono per il rilascio del cooperante italiano, ma è nella notte tra sabato e domenica che ai massimi vertici del governo si ha la certezza che stavolta sia solo questione di ore. L'attesa, molto più di una speranza, prende il la dopo un messaggio arrivato dritto e chiaro degli uomini della nostra Intelligence di stanza nella capitale venezuelana: "ci siamo". Meloni trascorre l'intera domenica al telefono, h24. Non chiude occhio, in costante contatto con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il sottosegretario con delega ai servizi Alfredo Mantovano, l'ambasciatore a Caracas Giovanni Umberto De Vito, il consigliere diplomatico Fabrizio Saggio.