A Reggio Calabria il Servizio sanitario regionale pagava le bombole non solo ai pazienti che necessitavano di essere curati con l’ossigenoterapia ma anche a soggetti “non titolati in quanto in buona salute e perfino a soggetti deceduti”. È quanto c’è scritto nell’ordinanza firmata il 7 gennaio dal giudice per le indagini preliminari, Sabato Abagnale dopo gli interrogatori preventivi eseguiti prima di Natale così come ha previsto la riforma Nordio.
Nell’inchiesta, condotta dai carabinieri del Nas, sono complessivamente 39 gli indagati e, su richiesta della Procura di Reggio Calabria guidata da Giuseppe Borrelli, per 12 di loro è scattata la misura cautelare. I reati contestati dai pm vanno dall’associazione per delinquere al falso ideologico e materiale passando per l’esercizio abusivo della professione sanitaria, l’accesso abusivo a sistema informatico, la truffa aggravata in danno del sistema sanitario, il favoreggiamento personale, il peculato e la corruzione.
In quattro sono finiti agli arresti domiciliari. Si tratta del titolare della ditta “Macheda Trasporti” Francesco Macheda, di due dipendenti della stessa azienda Fortunato Giovanni Macheda e Stefania Callipari e del medico dell’Asp Giuseppe Villa. Nei confronti degli altri 8 indagati il gip ha disposto misure cautelari più lievi: il divieto temporaneo di esercitare determinate attività professionali o imprenditoriali per 12 mesi nei confronti del rappresentante regionale della multinazionale VitalAire Italia Spa Cristian Aragona e dei farmacisti Maria Anna Zumbo e Antonio Demetrio Pellicanò; l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per altri tre dipendenti della “Macheda Trasporti” Giovanni Mallamaci, Isabella Maida e Rossana Spina; e la sospensione dall’esercizio dell’ufficio pubblico e della professione per 12 mesi per i medici dell’Asp di Reggio Calabria Francesco Scopelliti e Attilio Fulgido.







