La maggiore diversificazione dell’attività. È questo il fil rouge che può rilevarsi nelle mosse di Airbnb a sostegno del business.
Le geografie
In tal senso, una prima “testimonianza” del suddetto minimo comune denominatore è riscontrabile nell’evoluzione dell’articolazione geografica dei ricavi. Il gruppo su questo fronte divide il giro d’affari in quattro aree: Nord America, Emea (Europa, Medio Oriente, Africa), Sudamerica e Asia/Pacifico. Ebbene: cinque anni fa (2022) il peso – essenzialmente – di Usa e Canada era del 50%. Successivamente l’incidenza di questi mercati sul totale del fatturato è andata diminuendo: valeva il 47% nel 2023 ed è arrivata a circa il 42% alla fine dei primi nove mesi dello scorso esercizio. Contestualmente l’Emea ha accelerato, mentre America Latina e Asia/Pacifico hanno dato vita ad un incremento più contenuto. La prima zona geografica viaggiava intorno al 35% nel 2022 e, al 30 settembre scorso, si è assestata a circa il 40%. Le rimanenti due aree, invece, sono entrambe passate dal 7% del 2021 all’8,4% della fine del terzo quarter del 2025. Insomma: i numeri indicano come Airbnb voglia ridurre la ”dipendenza” dai mercati originari del Nord America, seppure questi rimangano essenziali. In particolare, il gruppo – nell’espansione globale e al di là dell’Europa – ha puntato già da un po’ sull’ America Latina, con il Brasile quale principale Stato iniziale. Più recentemente, poi, c’è stato il focus sul Giappone. Nel Paese del Sol Levante sono state concretizzate – come da copione in tutti i singoli mercati – iniziative mirate ad hoc, in particolare sul fronte del marketing, per rafforzare la rilevanza domestica del brand.






