«Allerta meteo in cinque regioni del Sud Italia: ondata di gelo, neve e venti di burrasca» (repubblica.it). «Il freddo non molla la presa, arriva neve sulle coste dell’Adriatico» (lastampa.it). «Meteo, in Italia ondata di gelo: neve in arrivo, allerta in 5 regioni» (corriere.it).
Il grande freddo del 2026, con l’Italia spaccata in due a cavallo dell’Epifania, fra il Centro-Sud imbiancato di neve e il resto del Paese alle prese con il ghiaccio seppur baciato da sole, cozza con la narrazione che siamo irreparabilmente condannati a un clima sempre più caldo e sempre più tropicale.
Gli esperti (quasi con gusto perverso) avevano appena diffuso i dati per cui, in attesa della conferma ufficiale dal programma Copernicus, il 2025 è stato il secondo anno più caldo mai registrato a pari merito con il 2023. Tendenza blindata dal dicembre appena passato, risultato meno caldo solo rispetto al record assoluto di dicembre 2022. Poi però arriva un gennaio da rabbrividire e perciò c’è bisogno di trovare contromisure mediatiche, «ha da passa’ ’a nuttata».
In questo, il climatologo Luca Mercalli è sempre fra i più efficaci. La sua analisi rilasciata alle agenzie spiega che quest’ondata di freddo non è un evento eccezionale, è stata finora «una settimana invernale, novecentesca: abbiamo avuto un episodio freddo, sotto la media, ma che sarebbe stato assolutamente normale per quegli inverni classici che avevamo negli Anni 80 e 90, prima che il surriscaldamento globale portasse all’innalzamento delle temperature». Insomma, battiamo i denti non per colpa di un’anomalia climatica estrema e «ci stupiamo perché siamo abituati al caldo: le ondate di freddo sono diventate più rare e brevi negli ultimi 25 anni, facendoci percepire il freddo “normale” come eccezionale».








