Nel 2026 molti lavoratori e pensionati vedranno qualche aumento in busta paga grazie a un pacchetto di misure inserite nell'ultima Manovra. Sono: il taglio dell’Irpef sul secondo scaglione di reddito, un’aliquota agevolata sugli aumenti contrattuali, una detassazione sugli aumenti contrattuali per i contratti rinnovati tra 2024 e 2026, una flat tax sugli straordinari e sulle maggiorazioni per turni notturni o festivi, e una tassazione più leggera sui premi di risultato e sulla partecipazione agli utili aziendali. Il taglio dell’Irpef interessa circa 13,6 milioni di contribuenti, di cui oltre 8,2 milioni con reddito prevalentemente da lavoro dipendente. Una quota significativa è rappresentata anche da pensionati e altri percettori di reddito.
In media, per un lavoratore dipendente con reddito tra 28 e 50 mila euro annui e beneficiario delle varie misure, la busta paga annua potrebbe aumentare complessivamente anche di 500-600 euro, considerando il taglio Irpef, gli aumenti contrattuali, gli straordinari e i premi di risultato. Per chi ha redditi più bassi o non percepisce premi e straordinari l’incremento resta più contenuto, tra i 20 e i 50 euro annui.
Queste novità però arrivano in un quadro in cui i salari reali sono ancora sotto pressione: dal 2021 ad oggi il potere d’acquisto dei salari è diminuito di circa l’8,8% a causa dell’inflazione, e molti aumenti e sgravi fiscali previsti per il 2026 non bastano a recuperare quanto perso negli anni recenti.






