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Il sottosegretario Fazzolari: "Andrebbe benissimo". I legami con il Quirinale e le ricadute sull'opposizione
L'idea di un inviato speciale che parli per l'intera Europa sulla guerra in Ucraina e tratti con Putin in prima persona non è nuova. Proprio all'indomani dell'inizio del conflitto (siamo nel 2022) ne parlò Matteo Renzi che fece i nomi di Angela Merkel e Tony Blair. Poi la proposta come un fiume carsico in questi quattro anni ha fatto capolino nei discorsi dell'Unione per poi riabissarsi, essere dimenticata. Solo che la guerra va avanti e negli ultimi mesi sono nate nuove figure nelle trattative per trovare una soluzione. La funzione preminente che hanno avuto i due inviati speciali di Donald Trump per Mosca e per Kiev, Steve Witkoff e il genero del presidente Jared Kushner, hanno riportata in auge quell'esigenza al punto che l'altro giorno la stessa Giorgia Meloni l'ha rilanciata con una certa decisione. E subito dopo è circolato un nome italiano di peso per quel ruolo, Mario Draghi (il Foglio).






