Mezzo secolo fa lo incrociammo per la prima volta a Bologna, all’epoca rampante allenatore di basket: indossava pantaloni a campana, giacche a quadri e strimpellava con la chitarra motivetti country. Quel Dan Peterson mai avremmo immaginato diventasse uno dei personaggi più influenti e originali dell’Italia sportiva e non sportiva, conosciuto da tanti, ammirato da tutti. Molto ha fatto, inizialmente, nella pallacanestro: è stato il rivoluzionario allenatore della Virtus Bologna (con la quale vinse scudetto e coppa Italia), poi dell’Olimpia Milano (alla cui guida riconquistò tutto, anche l’Eurolega). Mollò presto la panchina («Un mio cruccio, avevo solo 51 anni, sbagliai», ammise poi) per rivestire altri mille ruoli, tutti peraltro vincenti: è stato un brillante uomo di comunicazione, un formidabile testimonial nelle pubbliche relazioni, un relatore per imprese e aziende, uno scrittore di saggi (l’ultimo è La mia Olimpia in 100 storie), un eccelso commentatore televisivo per la prima NBA teletrasmessa in Italia, un simpatico caratterista al cinema, persino uno studioso di storia americana. Si vociferava fosse stato addirittura un agente segreto della CIA, in Cile prima e in Europa poi. Era solo una leggenda metropolitana: «Agente CIA? Sciocchezze, lo sono stato ma per finta in un episodio di Coliandro».
I 90 anni del mito Dan è sempre... il numero 1 | Libero Quotidiano.it
Mezzo secolo fa lo incrociammo per la prima volta a Bologna, all’epoca rampante allenatore di basket: indossava pantaloni a campana,...







