'Sotto la luce', 'Con il tempo' e da ultimo 'Nello spazio' sono le tre angolazioni con cui rhinoceros gallery, lo spazio romano dedicato all'arte contemporanea all'interno di Palazzo Rhinoceros, indaga le dimensioni della fotografia nella trilogia espositiva realizzata in collaborazione con la galleria francese Bigaignon.

Da domenica 18 gennaio la rhinoceros gallery fondata da Alessia Caruso Fendi realizza l'ultimo capitolo del progetto con 'Atto 3/3: Nello Spazio (Within Space)', in mostra dopo l'opening sino al 15 marzo 2026 completando con questa collettiva il ciclo iniziato con 'Atto 1/3: Under the Light' e proseguito con 'Atto2/3: Col Tempo (With Time)'.

Al centro della mostra lo spazio come condizione primaria di ogni immagine, ma anche come materia sensibile, mentale e politica con l'assunto che lo spazio non è mai neutro. Dalla prospettiva rinascimentale alle sperimentazioni contemporanee, lo spazio è sempre stato un campo di tensione tra reale immaginario, tra visibile e invisibile.

Gli artisti riuniti in 'Atto 3/3: Nello Spazio' esplorano questa nozione attraverso approcci molteplici. Con il suo lavoro su Pompei, Vittoria Gerardi indaga uno spazio congelato dalla catastrofe, sospeso tra scomparsa e conservazione. Jean de Pomereu crea nuove topografie che riflettono la trasformazione umana degli ambienti terrestri, attingendo a fotografie d'archivio scattate in Antartide dall'esercito statunitense durante la Guerra Fredda. I paesaggi pseudo-immaginari di Marco Tagliafico sfumano il confine tra realtà e finzione. Con un'installazione che combina fotografia e volumi scultorei derivati dall'architettura urbana,Yannig Hedel interroga la città come matrice formale. Un'installazione storica degli anni Settanta, insieme a un disegno su mylar di Elyn Zimmerman, ricorda come lo spazio sia innanzitutto un'esperienza percettiva e luminosa. Attraverso il suo omaggio a Giorgio Morandi, Mary Ellen Bartley dispiega uno spazio intimo in cui la fotografia diventa luogo di contemplazione. Renato D'Agostin offre una visione monumentale e radicale di Venezia con il progetto Veni Etiam. Ex residente di Villa Medici,Thierry Urbain con le sue architetture immaginarie propone spazi mentali e poetici in bilico tra rovina e costruzione. Le opere a nastro degli anni Settanta di Bernard Joubert introducono uno spazio geometrico e performativo. Infine, Denis Malartre, Olivier Ratsi e François Kenesi interrogano lo spazio come costruzione mentale fragile e reversibile.