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L'esperto: "Grave minimizzare la perdita dei fascicoli, chiarisca perché li deteneva"

"Dovevo avvisare il Garante che mi hanno rubato 910 gigabyte di dati? Ho avvisato la Procura". La leggerezza con cui il superconsulente di Report Giangaetano Bellavia ammette al Fatto quotidiano di aver violato una normativa stringente in materia di privacy che non poteva non conoscere - e che prevede l'obbligo di denuncia del data breach entro 72 ore - suona come un clamoroso assist a chi (come l'ex premier Matteo Renzi ma non solo) ha intenzione di fargli causa per la vicenda dei dieci milioni di file "ad alta sensibilità" sottratti dal 18 giugno al 25 settembre 2024 dalla sua ex collaboratrice Valentina Varisco, rinviata a giudizio a Milano per "accesso abusivo al sistema informatico".

Solo dopo qualche giorno dalla notizia dello scandalo il Garante si è svegliato e ha chiesto al commercialista di chiarire come e perché migliaia e migliaia di dati che Bellavia avrebbe dovuto tutelare siano stati esfiltrati, quando l'ha saputo e come. E soprattutto a che titolo e per quanto tempo li detenesse. Domande a cui Bellavia dovrà rispondere entro pochi giorni, nel tentativo (vano) di evitare una sanzione monstre fino a 10 milioni di euro che appare sostanzialmente inevitabile. "Non basta possedere migliaia di file come faceva il commercialista, bisogna sapere perché li aveva archiviati, se gli strumenti di data detention sono adeguati, se sono scattati gli alert e quando", ci dice una fonte vicina al Garante, che sottolinea la natura "tecnica", non politica, dell'istruttoria resa nota l'altra sera. Con quali finalità Bellavia conservava questi dati giudiziari? Nessuno dei giornaloni che ieri ha dato conto della mossa (tardiva) del Garante glielo ha chiesto, anzi secondo il Fatto l'Autorità si sarebbe mossa "con una rapidità insolita". È vero esattamente il contrario. Il Garante avrebbe dovuto agire appena la polemica politico-mediatica è esplosa dalle colonne del Corriere della Sera: sin da subito è stata chiara a tutti la portata dell'ennesimo, potenziale dossieraggio all'italiana per quei milioni di file, arrivati nel pc di Bellavia da fonti aperte come Report e dalle tante Procure di cui era consulente.