Voleva essere sepolta assieme ai suoi animali nel giardino di casa, ma alla povera Brigitte Bardot – morta il 28 dicembre scorso all’età di 91 anni – è toccato finire al camposanto di Saint-Tropez, città che peraltro, dopo parecchi anni di amore, devozione e idillio aveva iniziato a detestare. Il mito internazionale di Saint-Tropez, infatti, era nato sul finire degli anni cinquanta proprio grazie al film “E Dio creò la donna”, quando l’apparizione modello madonna scalza della bellezza mozzafiato francese aveva fatto accendere i riflettori su questo piccolo borgo di mare. “Mi hanno rubato la mia Saint-Tropez, non mi appartiene più, appartiene ai turisti”, sbraitava spesso BB.
“Ho amato Saint-Tropez prima che diventasse una vetrina. Il successo ha distrutto tutto”. E come se non bastasse, in prima fila è ovviamente apparso il figlio mai troppo amato, Jacques Charrier, arrivato dalla Norvegia, i nipoti e l’ultimo marito (assente la sorella 87enne Mijanou che da Los Angeles non è potuta spostarsi). La bara ricoperta da una fibra vegetale è stata accompagnata in chiesa dal canto dell’amica Mireille Mathieu e dalle chitarre dei Gipsy Kings che BB aveva scoperto. Tra gli invitati erano presenti Marine Le Pen e il militante ecologista Paul Watson. Forte e semplice lo spirito animalista del funerale della Bardot. “Pio pio: sono le ultime parole pronunciate da Brigitte Bardot al marito Bernard, come un piccolo pulcino”, ha spiegato l’amico e segretario generale della Fondazione Bardot per la difesa degli animali, Max Guazzini. “La tristezza ci ha pervaso e il dolore anche. Ha fatto per noi tante cose.














