Emilio Gabriel Valdez Velazco aveva una sfilza di precedenti. Rapina aggravata, immigrazione clandestina e una condanna a cinque anni inflitta in abbreviato (scontata in gran parte con l'affidamento in prova ai servizi sociali) per una violenza sessuale commessa a ottobre 2019. Eppure per il casellario giudiziale il peruviano di 57 anni, accusato dell'omicidio di Aurora Livoli, era incensurato.

E proprio questo certificato errato avrebbe permesso all'uomo, immigrato clandestino già raggiunto da due provvedimenti di espulsione e ritenuto «socialmente pericoloso», di evitare il carcere, restare a piede libero e colpire ancora. Fino a strangolare, secondo i pm di Milano, la diciannovenne di Monte San Biagio trovata senza vita nel cortile di una palazzina in via Paruta lo scorso 29 dicembre.

Su cosa si sia inceppato nell'aggiornamento del curriculum criminale di Velazco sono in corso approfondimenti, tuttavia questa falla spiegherebbe perché il peruviano fosse ancora in circolazione nonostante la denuncia di stupro presentata da una ragazza di Cologno Monzese a giugno 2025 per la quale la Procura di Monza ha depositato nei confronti dell'uomo una richiesta di rinvio a giudizio per violenza sessuale aggravata. A suo carico non risultavano precedenti, perciò non è emersa la necessità di esigenze cautelari con una richiesta di misura restrittiva da parte dei pm. A evidenziare il buco nella documentazione ufficiale è la gip di Milano, Nora Lisa Passoni, nel provvedimento di convalida del fermo di Velazco per l'aggressione di Camila, messa a segno la sera del 28 dicembre mezz'ora prima di incrociare Aurora sulla stessa banchina della metropolitana alla fermata Cimiano.