Un'attesa prudente: così si può riassumere l'atteggiamento di Mosca - complice la pausa festiva per il Natale ortodosso - davanti ai drammatici sviluppi nei Caraibi, alla crisi iraniana e alle nuove iniziative diplomatiche per l'Ucraina.
Anche se al Cremlino qualcuno non nasconde la soddisfazione per le crescenti tensioni tra l'Europa e gli Stati Uniti.
Con il corso degli eventi in Venezuela ancora tutt'altro che definito, e un regime madurista che rimane per ora al potere senza Maduro, la Russia ha sì condannato il rapimento del presidente a Caracas, ma ha anche scelto di evitare lo scontro frontale con Donald Trump, su cui continua a riporre le speranze di una soluzione ucraina favorevole ai propri interessi. Così il ministero degli Esteri ha fatto appello a una "de-escalation della situazione attuale e la risoluzione di eventuali problemi attraverso un dialogo costruttivo". La stessa posizione sostenuta nelle ultime ore sul sequestro americano della petroliera russa Marinera, accusata di avere violato il blocco petrolifero imposto al Venezuela. Nessuna minaccia di rappresaglia da parte di Mosca, ma una denuncia di violazione della Convenzione Onu sul diritto di navigazione e una richiesta a Washington di trattare in modo "umano e dignitoso" i membri russi dell'equipaggio e garantirne il "rapido ritorno in patria".







