La Danimarca è pronta a superare la Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo per procedere a espulsioni snelle e massicce: "Protezione del pubblico e delle vittime. Non del colpevole"
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L'Europa ha cambiato passo sulle politiche migratorie e ora, a fronte di una situazione fuori controllo, la maggior parte dei Paesi stanno mettendo in atto nuove strategie per cercare di recuperare anni di eccessiva permissività. Sono finiti i tempi delle porte aperte per tutti, del buonismo imperante che ha fatto entrare in Europa milioni di persone che non ne avevano diritto, a scapito sia dei cittadini europei che dei migranti realmente bisognosi di aiuto. L'Italia ha tracciato il solco, l'Unione europea ha modificato le sue regole e ora i singoli Paesi si stanno attrezzando. Tra questi c'è la Danimarca socialista di Mette Frederiksen, che ha modificato il paradigma per riprendere il mano le redini del Paese, cercando di recuperare quanto più possibile: il primo ministro danese non ha solamente stretto le maglie in ingresso ma sta anche agendo sulle politiche dei rimpatri con soluzioni radicali.Evidentemente in Danimarca non c'è il problema della magistratura schierata che blocca ogni azione di governo in tema di espulsioni e ingressi, una magistratura che arriva laddove le opposizioni non riescono a intervenire. Ecco perché Frederiksen ha potuto annunciare, nel suo primo discorso dell'anno, la "riforma globale sull'espulsione" che verrà presentata entro poche settimane dal governo, che "significherà che ancora più stranieri criminali saranno mandati fuori dalla Danimarca". La riforma è incardinata sul casellario giudiziario dei migranti, perché introdurrà l'espulsione per chi ha a carico una condanna ad almeno un anno di reclusione, "indipendentemente dal loro legame con la Danimarca". Questa precisione è fondamentale, perché esclude qualunque possibilità di permanenza anche per chi ha un lavoro stabile, una famiglia, una conclamata integrazione sociale.






