Se la sfida è portare simbolicamente le montagne e i boschi di Cortina d’Ampezzo dentro le sue case, Ambra Piccin, architetto d’interni, centra alla perfezione l’obiettivo. Basta dare un’occhiata all’ultimo libro che ha scritto, Architetture alpine a Cortina (Gaspari Editore, 2025), un elegante portfolio che riunisce i suoi ultimi lavori, per vederne la dimostrazione a ogni pagina.
«Mi viene naturale contemplare quanto è sotto i miei occhi e puntare a creare una continuità armonica tra la natura circostante e l’interno delle proprietà», dice l’architetto, che risiede da sempre sotto le Tofane e vi opera da oltre trent’anni (è stata la prima donna ad aprire uno studio di architettura a Cortina). «Questo approccio, per me istintivo, è apprezzato dai miei clienti, che sono affascinati dalla possibilità di godere dell’incanto di Cortina sia quando svolgono attività outdoor sia quando si ritirano tra le mura domestiche».
È così che Ambra concepisce ambienti rivestiti di caldi legni d’abete o larice che profumano di bosco, caminetti sospesi sullo sfondo di dolomie lavorate a spacco, simili a pareti da arrampicare; muri come velluti, intonacati dei caldi colori della terra, il verde salvia o pino, il testa di moro, o del luminoso grigio del carbonato di calcio e magnesio di cui sono fatte le montagne di qui. È così che permette alla luce perlacea e alternativamente rosata dei cieli alpini di inondare le stanze e sfumarne le cromie, attraverso grandi pareti vetrate e persino dalle minuscole finestre di vecchi fienili rinfrescati e riportati in vita.







