Sorry, Baby è il film – notevole - che segna l’esordio alla regia di Eva Victor, 31 enne attrice e sceneggiatrice francese. Un racconto intimo e rigoroso sul dopo, su ciò che resta quando un trauma ha già avuto luogo e continua a risuonare nel corpo e nel tempo. Il film (lo scorso anno è stato al Sundance e a Cannes, in sala arriva il 15 gennaio con Echo) segue Agnes, giovane e brillante docente universitaria di letteratura inglese, la stessa Eva Victor, che vive in un college del New England come sospesa: bloccata in un presente immobile, dopo un abuso subito da un professore di cui si fidava.

La sua migliore amica Lydie si trasferisce a New York, si sposa, aspetta un figlio: il tempo va avanti per tutti, tranne che per Agnes. Sorry, Baby sceglie di non mostrare mai l’aggressione, concentrandosi sulle conseguenze emotive e psicologiche, sull’elaborazione silenziosa del dolore e sulle sue forme quotidiane. La guarigione arriva attraverso piccoli gesti: la presenza ostinata e affettuosa di Lydie, l’incontro con Gavin, un vicino gentile che non invade ma accompagna, e una serie di micro-scelte che restituiscono ad Agnes un rapporto possibile con il mondo. Il tono tiene insieme dolore e ironia, l’attenzione ossessiva per i gesti di cura fanno di Sorry, Baby un film - fortemente ispirato ad esperienze personali della regista - che rifiuta lo shock e costruisce invece uno spazio emotivo di ascolto.