La Danimarca ha scelto di affrontare in modo diretto il rapporto sempre più controverso tra minori e social network, annunciando l’intenzione di vietarne l’accesso ai ragazzi sotto i 15 anni, una decisione che ha immediatamente acceso il dibattito politico e culturale non solo nel Paese ma in tutta Europa . Alla base della scelta del governo di Copenaghen c’è la crescente preoccupazione per gli effetti che l’uso precoce e intensivo delle piattaforme digitali può avere sulla salute mentale dei più giovani, tra aumento dei disturbi d’ansia, problemi di autostima, isolamento sociale e difficoltà di concentrazione.
Secondo l’esecutivo danese, affidare esclusivamente alle famiglie e alla scuola il compito di regolare l’uso dei social non è più sufficiente, soprattutto di fronte a modelli di business costruiti per catturare l’attenzione degli utenti fin dalla tenera età. La proposta prevede un rafforzamento dei sistemi di verifica dell’età e una maggiore responsabilità diretta delle piattaforme, chiamate a garantire il rispetto delle regole. La mossa danese si inserisce in un trend internazionale sempre più evidente: l’Australia ha già introdotto un divieto per i minori di 16 anni, accompagnato da multe per le aziende tecnologiche che non impediscono l’accesso agli underage, mentre la Francia sta lavorando a una normativa che limita l’uso dei social ai minori di 15 anni o lo subordina al consenso esplicito dei genitori. Negli Stati Uniti, dove la regolamentazione è demandata in gran parte ai singoli Stati, si moltiplicano le leggi che impongono limiti di tempo, obblighi di autorizzazione parentale e maggiori tutele sui dati personali dei minori, anche se manca ancora una linea federale unitaria.






