(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Regna la volatilità sui titoli petroliferi europei, dopo l'intervento militare degli Stati Uniti in Venezuela e la cattura del presidente Nicolas Maduro. Così, mentre il greggio si muove all'insegna della debolezza e in attesa di capire gli impatti sulla produzione, i principali titoli del settore sono contrastati. A Piazza Affari salgono Tenaris +3,88%

eSaipem +3,48%

, contribuendo a sostenere i rialzi del Ftse Mib. Tiene anche Eni +0,94%

- tra le poche compagnie energetiche straniere ancora operative in Venezuela - che sta monitorando «l’evolvere della situazione», come ha comunicato in una nota nel weekend, e per il momento non sta registrando «impatti sulle operazioni, che procedono regolarmente». La spagnola Repsol corre invece a Madrid. A Londra sono piatte Shell e Bp, mentre sono più consistenti i ribassi della francese TotalEnergies. Discorso diverso per le compagnie petrolifere Usa, che sperano di riuscire a sfruttare, come promesso da Washington, le vaste riserve del Paese. Nel premercato di Wall Street salgono Chevron ed Exxon del 3,77%.

Dopo i bombardamenti aerei e la cattura di Maduro, il presidente americano Donald Trump ha affermato che avrebbe autorizzato le compagnie petrolifere statunitensi all'utilizzo dei giacimenti del Paese. Tuttavia, l'impatto sulla produzione nel breve termine, secondo gli operatori, appare limitato. «I volumi delle esportazioni del Venezuela rappresentano solo una piccola parte dell'attuale eccesso di offerta sul mercato petrolifero», spiegano gli analisti di Julius Baer. In più, «l'ammodernamento delle infrastrutture petrolifere fatiscenti del Paese richiederà probabilmente anni e comporta una notevole incertezza». Ciò spiega la cautela odierna dei giganti del settore, le oscillazioni limitate del settore alle prese anche con la decisione dell'Opec+ , emersa nel weekend - di ribadire la sospensione degli aumenti di produzione a febbraio e marzo 2026 «a causa della stagionalità».