La guerra in Ucraina prosegue, anche se oscurata sui media internazionali dall'attacco americano in Venezuela.
L'Armata di Vladimir Putin sul terreno ha continuato ad avanzare nelle regioni strategiche del Donetsk e Kharkiv, mentre il falco del Cremlino Dmitry Medvedev ha approfittato del blitz a Caracas per provocare Volodymyr Zelensky: "Potrebbe fare la fine di Maduro, avendo gli yankees creato un precedente simile". In risposta, le forze del Paese occupato hanno scagliato uno sciame di droni su Mosca, costringendo gli scali della capitale a chiusure parziali. Nel caos delle bombe la diplomazia resta in movimento per preparare la riunione dei leader dei Volenterosi in programma martedì a Parigi. Alla vigilia del vertice sono attesi altri colloqui a livello di consiglieri della sicurezza e dei capi di stato maggiore, da cui finora sono emersi due segnali: passi avanti per finalizzare un quadro chiaro delle garanzie per Kiev e stallo invece sul nodo dei territori contesi.
Il campo di battaglia continua a premiare le forze di occupazione: gli analisti del think tank Usa Isw ricordano la nuova strategia dei russi, che puntano sempre di più sullo schema di un attacco dal cielo per distruggere le reti logistiche nemiche, a cui segue l'invio di piccoli gruppi di fanteria d'assalto e di sabotaggio. Abbandonando così il ricorso massiccio a uomini e blindati. E così stanno continuando a erodere territorio, soprattutto nel Donbass. Kiev invece prova a sfruttare al massimo la sua principale risorsa, i droni prodotti in patria, per mettere pressione oltre confine. Stavolta le autorità russe hanno fatto sapere di aver abbattuto almeno 25 Uav diretti sulla capitale, con il traffico aereo interrotto in tre dei quattro aeroporti. Decine di voli hanno subito ritardi e alcuni sono stati cancellati.







