Non sposteranno gli equilibri complessivi ma sono tanti piccoli test, per misurare il peso delle coalizioni (e le coalizioni al loro interno) in vista dell'appuntamento con le politiche del 2027.

Senza regionali, la primavera del 2026 vedrà comunque qualche milione di italiani alle urne per rinnovare quasi un migliaio di sindaci a partire da Venezia, mentre già a fine marzo, insieme al referendum, ci sarà un mini-election day in salsa veneta, con le suppletive per i due seggi lasciati vuoti da Alberto Stefani, neo governatore del Veneto, e da Massimo Bitonci, che lo ha seguito in giunta.

I due collegi uninominali, assicurano tutti nella coalizione, resteranno alla Lega, che potrà proporre i suoi nomi per l'ultimo miglio della legislatura: ne circolano diversi, in pole ci sarebbero Giulio Centenaro per il collegio dell'alta padovana e Laura Cestari per quello di Rovigo. Sarebbe tramontata infatti l'ipotesi, circolata con forza dall'estate scorsa, che a Roma sarebbe sbarcato Luca Zaia, che non si è potuto ricandidare presidente della Regione per lo stop al terzo mandato. Il "Doge", stando ai bene informati, sarebbe intenzionato a rimanere al suo posto a Palazzo Ferro-Fini, dove oggi è presidente del Consiglio regionale. E non sarebbe nemmeno troppo allettato dalla corsa per Venezia, per cui pure si è speso moltissimo anche durante il suo ultimo mandato ("non può essere un luna-park" ha ripetuto spesso, chiedendo anche per il capoluogo veneto il riconoscimento come per Roma Capitale). "Se accettasse andrebbe bene a tutta la coalizione" dicono dai partiti di maggioranza, consapevoli che senza una candidatura forte si rischia di perderne l'amministrazione dopo il doppio mandato di Luigi Brugnaro. Ma sono sempre più forti i dubbi sulla volontà di Zaia di lanciarsi nella nuova avventura elettorale anche perché dalla poltrona di sindaco (ammesso che i veneziani, una delle osservazioni che si fa, possano approvare la scelta di un primo cittadino non veneziano) difficilmente potrebbe saltare a un ruolo diverso nella prossima legislatura, tornando ad esempio a fare il ministro o, ipotizza qualcuno, magari il presidente del Senato. Mentre resta - oramai un genere letterario - l'incognita sul futuro di Zaia, ci sarà da pensare anche alla sostituzione dell'altro ruolo che ricopriva Bitonci, quello di sottosegretario al ministero delle Imprese e made in Italy.