Chi ha preteso di buttarlo in una cella di Rebibbia non sa nulla del fuoco che anima la lotta contro le ingiustizie nel mondo. E non vale certo la pena di accanirsi contro di lui. Fuori dal carcere - con la pazienza e l’amore comunitario che può caratterizzare solo un mondo di militanti che non tutti hanno il privilegio di frequentare - lo attendono quelli che hanno deciso di seguirne il percorso. Assieme a chi lo ha amato in famiglia. Ma, ne sono certo, anche chi non ha condiviso la sua più recente avventura politica, avverte un profondo senso di ingiustizia misto a incredulità nell’aver vissuto sia pure da fuori della prigione di Rebibbia - questo periodo iniziato a Capodanno del 2025. Ora è un anno che Gianni Alemanno vive da detenuto, dietro quelle sbarre che lo separano dalla libertà. Non crediamo che abbia chiesto la grazia al Presidente della Repubblica, che comunque avrebbe potuto concedergliela con un proprio atto di clemenza. Tutti sanno che Alemanno, col suo carattere vero, è persona vera, politico a tutto tondo, amante del popolo italiano. Davvero deve attendere la fine interminabile di una pena che, anche se apparentemente prossima, sembra sempre più lunga?