Un export in crescita fra il 3,5 e il 4%. Un aumento di quasi il 2% persino dei consumi interni, una rarità, nella stagnazione dei carrelli della spesa italiani. E nonostante il combinato disposto di un eccesso di produzione dell’8% con un calo del prezzo al banco fino al 10%, c’è persino un aumento dei ricavi per le stalle e per le aziende trasformatrici. «Per il Grana Padano vorrei altri vent’anni come il 2025», dice il direttore generale del consorzio di tutela, Stefano Berni.

Da 27 anni alla guida della Dop più venduta al mondo, Berni guarda al bilancio dell’anno che si è appena chiuso con una certa soddisfazione, e osserva il 2026 con una discreta dose di ottimismo. Nonostante l’allarme suscitato dal crollo del prezzo del latte in Italia, cominciato con l’autunno: «Il Grana Padano - spiega il direttore - è la destinazione più remunerativa al mondo per chi produce latte da vacche nutrite a mais. Così, quando il prezzo di vendita è crollato a 45 centesimi al litro, tutti gli allevatori del circuito del Grana Padano hanno preferito riversare anche il resto del latte all’interno del consorzio». Il risultato è stato che al posto del 3% pianificato, l’eccesso di produzione ha raggiunto l’8%.