Durante le feste, in molti ricordiamo “32 Dicembre”, il famoso episodio del film di Luciano De Crescenzo “Così parlò Bellavista”.
È un po’ la nostra “Poltrona per due” e può capitare che varie emittenti lo trasmettano. Ma tanto noi lo ricordiamo anche se non ci capita di rivederlo, anche se è del lontano 1988.
Come convenzione vuole, nelle feste i sorrisi e i compiacimenti non devono mancare, anche quelli finti, falsissimi, eppure è proprio in questi giorni che le parti mancanti si accaniscono a farci male: una riflessione poco pedante ci può aiutare. E allora ricordiamo “32 Dicembre”, perché è un classico e con leggerezza porta con sé tematiche eterne, messe insieme con maestria.
Enzo Cannavale, grande attore nato a Castellammare di Stabia, in “32 Dicembre” veste i panni di un padre squattrinato che promette ai figli che appena farà “una cosa di soldi” festeggerà con loro un capodanno degno di questo nome, con i botti e con i piatti della tradizione, che al momento non può offrire alla famiglia.
Il protagonista non è un eroe senza macchia e senza paura, anzi, non ha saputo salvaguardare i beni ereditati, ha sbagliato a vivere. Non appartiene a quel racconto di protagonisti, purtroppo diventati una folla, che hanno subito e poi ancora subito, quindi hanno ottenuto l’agognato riscatto con la spada del coraggio.















