Il 2026 si apre con una notizia che, a pensarci bene, già sapevamo: il mercato dei visori, degli occhiali smart e dei dispositivi “da indossare sugli occhi” continua a non decollare. È una promessa che ritorna ciclicamente nella Silicon Valley, ma che finora si è scontrata con limiti tecnologici, sociali e soprattutto commerciali. Prima ci sono stati i Google Glass, finiti rapidamente nel dimenticatoio dopo l’ondata di entusiasmo iniziale. Poi il metaverso di Meta, ridimensionato dopo investimenti miliardari. Ora tocca ad Apple fare i conti con una realtà molto più fredda delle ambizioni.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, infatti, le vendite del visore Vision Pro - dispositivo futuristico sul quale la casa di Cupertino aveva investito soldi e speranze - hanno costretto Apple a ridurre la produzione del dispositivo che avrebbe dovuto inaugurare una nuova era della cosiddetta “spatial computing”. Non solo: nel corso dello scorso anno il gruppo di Cupertino avrebbe tagliato di oltre il 95% anche le spese di marketing dedicate al prodotto, come emerge dalle rilevazioni di Sensor Tower. Per la serie: non ha più senso spingere un prodotto che non ha scaldato il mercato.
Il contrasto con il resto del business Apple è netto. iPhone, iPad e computer continuano a essere venduti in milioni di unità ogni trimestre, mentre il Vision Pro, con un prezzo di partenza di 3.199 sterline (3.499 dollari), ha mostrato fin da subito segnali di forte debolezza. Apple non ha mai comunicato dati ufficiali di vendita, ma secondo le stime di International Data Corporation nel solo ultimo trimestre dello scorso anno sarebbero stati venduti appena 45.000 visori.






