Uno dei flop televisivi più cocenti del 2025 è senz’altro Circo Massimo. In onda sul Nove in prima serata la trasmissione condotta da Massimo Giannini, che egli definiva «un talk per capire senza risse né politici», è partita l’8 ottobre dall’1.5% di share per chiudere il 29 all’1.1%. Preceduta da una presentazione allo 0.9%, battuta dai programmi degli altri otto canali generalisti e superata finanche dai film di 20, RaiMovie e Iris. Un fiasco conclamato sullo stesso canale dove Giannini presenzia ogni domenica nel salottino di Fabio Fazio, uno spazio politicamente corretto volto a insegnarci il pensiero «buono e giusto» sui fatti di attualità, dalle guerre a Garlasco passando per la finanziaria. E dal quale, inutile dirlo, sono bandite le firme di quotidiani che non siano Corriere, Repubblica e Stampa. Un circoletto autoreferenziale riprodotto nella prima puntata di Circo Massimo in cui erano ospiti Fazio e Luciana Littizzetto, con i fantasmagorici ascolti che ci siamo detti. Alla luce dei numeri da prefisso telefonico, la sentenza di Giannini contro la Rai – «Il Servizio Pubblico non brilla quanto a successo soprattutto nelle nuove operazioni televisive» – non può quindi che inserirsi nell’eterna tradizione del bue che dice cornuto all’asino.