Nei primi sei mesi del 2025 è stato del 6,4% il tasso di crescita del denaro che gli stranieri residenti in Italia hanno trasferito nei loro Paesi di provenienza. Ipotizzando che il trend sia rimasto costante anche nel secondo semestre, in pratica nell’anno che sta per concludersi l’ammontare delle rimesse verso l’estero potrebbe aver sfiorato i 9 miliardi di euro. La stima si ricava elaborando le statistiche pubblicate con cadenza trimestrale dalla Banca d’Italia dal 2005: in 20 anni l’ammontare del reddito che gli stranieri hanno trasferito all’estero è passato dai 3,9 miliardi di euro iniziali ai quasi 8,3 del 2024; con un aumento di oltre il doppio a valori correnti e di poco più del 40% al netto dell’inflazione (a prezzi costanti).
Il peso delle rimesse
La cifra totale dei risparmi che i lavoratori stranieri hanno inviato a famiglie e parenti rimasti in patria non arriva a pesare lo 0,38% del Pil italiano del 2024. Una quota contenuta, se paragonata al peso del lavoro straniero sulla ricchezza nazionale (8,8 per cento).
L’incidenza delle rimesse sul Pil sale sul mezzo punto percentuale, tenendo conto anche dei flussi che non passano per le banche, per le Poste e per gli altri canali tenuti a registrare i trasferimenti finanziari con l’estero. Le autorità monetarie stimano che per tenere conto anche delle varie forme di trasferimento in contanti si debbano aumentare di un 30% le cifre ufficiali (opportunità e mezzi per mandare a casa contanti sono tanto maggiori quanto più il Paese di destinazione è vicino e quanto più alto è in numero e la concentrazione territoriale dei suoi cittadini in Italia).






