Pensavamo di aver visto di tutto, ma in fatto di auto è Amazon a ricordarci che c’è ancora un vuoto (siderale) da colmare.
Partiamo dal principio, o meglio, dall’ultimo miglio, quel tratto finale delle consegne che, per i corrieri, è un po’ come l’ultimo chilometro di una maratona: estenuante, ripetitivo, e pieno di ostacoli imprevisti. Amazon, che di pacchi ne sa qualcosa, ha stretto la mano a Rivian – startup elettrica – per sfornare furgoncini su misura. Non i soliti veicoli generici, no: questi sono pensati per chi passa la giornata a salire e scendere, a caricare e scaricare, come in una ginnastica coatta. Dodici telecamere per sorvegliare ogni angolo, sistemi digitali per gestire le spedizioni, vani di carico che si aprono in un lampo. L’obiettivo? Centomila veicoli entro il 2030. Bezos, con la sua visione da profeta del commercio, ha visto il buco: nessuno aveva mai progettato un furgone davvero per corrieri. E così, Amazon se lo fa da sé.
Ma non è finita. Ecco spuntare il pick-up elettrico della Slate Auto, un’altra creatura benedetta dall’ex imperatore di Seattle. Centocinquantamila prenotazioni in un baleno, come se il mondo stesse aspettando proprio questo: un mezzo spartano, essenziale, quasi ascetico. Niente infotainment; niente orpelli luccicanti, perfino i finestrini sono manuali, roba da far impallidire i nostalgici delle vecchie Fiat 500. Costa poco, non si rompe (almeno sulla carta), e va dritto al sodo. Sul mercato, un vuoto. Che Amazon riempie.






