(di Gina Di Meo) Il cuore artistico di Harlem pulsa più forte che mai.
Dopo oltre sette anni riapre Studio Museum in Harlem, storica istituzione museale nel cuore della municipalità che ha ispirato gli artisti più influenti in particolare del 20/o secolo.
Fondato nel 1968 al civico 144 West della 125/a strada e chiuso nel 2018 per lavori di rinnovo, il museo, nato per dare spazio e voce alla creatività afro-americana, è risorto in un edificio completamente nuovo di sette piani disegnato da Adjaye Associates (in collaborazione con Cooper Robertson), lo studio architettonico che ha realizzato anche Smithsonian National Museum of African American History and Culture a Washington D.C., in Italia è la mente creativa dietro Kwaeε a Venezia. Per realizzare i lavori del nuovo edificio, che si estende su una superficie di circa 7,620 mq, sono stati raccolti 300 milioni di dollari.
Il ritorno di Studio Museum è il tassello che mancava per dare a Harlem lo spazio culturale che meritava e dal prossimo 15 novembre aprirà di nuovo le sue porte per mostrare tutto il genio afro-americano, passato, presente e futuro. "La riapertura - ha detto la direttrice Thelma Golden - è un'opportunità unica per celebrare quegli artisti che hanno plasmato il lascito di Studio Museum ma anche per sostenere le nuove voci che ridefiniscono l'arte attuale". Ha inoltre sottolineato che 'Harlem is Black Culture' (Harlem è la cultura nera). E sull'edificio non a caso sventola l'African-American Flag di David Hammons, artista afro-americano trapiantato a Harlem che ha partecipato anche alla Biennale di Venezia nel 2003. "La sua opera - ha spiegato all'ANSA Natasha Logan, chief program officer del museo - è un'interpretazione della Stars and Stripes (la bandiera Usa) e usa i colori della bandiera pan africana come simbolo dell'identità e dell'orgoglio 'Black'. La bandiera nera, rossa e verde fa da emblema per il museo che, appunto, sostiene gli artisti di discendenza africana ed è una forte dichiarazione politica e un simbolo di affermazione culturale".






