Non si sono fermati nemmeno dinanzi alla morte. Da quando la sua fondazione, domenica mattina, ha annunciato la triste novella, Brigitte Bardot è nel mirino di giornali e esponenti politici della sinistra francese, che invece di celebrarla per tutto quello che ha fatto per la Francia, il cinema, le donne e i diritti degli animali, hanno deciso di imbastire uno stucchevole processo post-mortem ai suoi danni.

Le accuse? Le sue simpatie di destra nella seconda parte della sua vita, la sua ostilità all’immigrazione scriteriata e all’islamizzazione rampante che hanno stravolto il volto della Francia. “Brigitte Bardot, trent’anni di simpatia per l’estrema destra”, è il titolo dell’“omaggio” del Monde all’attrice francese, un articolo imbevuto di odio ideologico e risentimento per una donna libera fino all’ultimo respiro, che non si è mai sottomessa al politicamente corretto dominante.

«CINQUE CONDANNE» «La Bardot attrice era quella del “Disprezzo”, la Bardot politica era quella dell’odio razziale» scrive il quotidiano della sinistra benpensante parigina, ricordando BB come l’attrice che «moltiplicò le dichiarazioni islamofobe», «l’unica star che ha sostenuto apertamente l’estrema destra», che «ha sposato le sue idee e un uomo, Bernard d’Ormale, consigliere di Jean-Marie Le Pen, che è rimasto suo marito fino alla fine della sua vita». Le Monde, nell’articolo, la presenta come l’attrice delle «cinque condanne per incitamento all’odio razziale», scrivendo che «la sua difesa degli animali andava di pari passo con l’islamofobia».